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Lo studio del Fondo Monetario Internazionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Domenico D'Amico   

PREMESSA

Nell'agosto del 2012 è uscito dagli uffici del FMI una ricerca che ha ri-analizzato lo studio di Irving Fisher (Università di Yale) e di Henry Simons (Università di Chicago) degli anni ’30, che all'epoca si propose come possibile soluzione alla Grande Depressione e che fu chiamato "The Chicago Plan"; tale ricerca è opera di Jaromir Benes e di Michael Kumhof, due ricercatori del Fondo Monetario Internazionale.

La ricerca ha avuto vasta eco sui quotidiani inglesi e americani e ha cominciato a girare anche qui in Italia. Molti dei punti raccolti nel lavoro di B&K si avvicinano alle nostre istanze, e determinano l’apertura di un dibattito che finora, a certi livelli, sembrava off-limits.

Senza approfondire eventuali motivazioni che hanno portato alla pubblicazione di un paper così radicale, con questo breve articolo si vuole dar conto degli aspetti principali che caratterizzano la pubblicazione del FMI: vi segnaliamo i punti focali della ricerca, contenuti nell’introduzione e nella conclusione.

Per l’approfondimento si rimanda al lavoro stesso, che ha una parte di analisi matematica molto importante, oltre a una parte di descrizione storica molto profonda e acuta: vedi i riferimenti  alle varie riforme fatte già nel passato prossimo e più remoto.

Si sottolinea il fatto che i ricercatori del FMI hanno potuto utilizzare informazioni, database e strumenti di calcolo che non erano nella disponibilità di Simons e Fisher negli anni ’30, i quali nei loro lavori procedevano - in alcuni passaggi - per  intuizioni (cosa sottolineata proprio da B&K). Benes e Kumhof non solo hanno confermato quei risultati, ma dicono, come leggeremo, che venne anche sottostimata la portata di quelle idee: alla luce delle conoscenze attuali e dei calcoli oggi possibili, i vantaggi si presentano essere ben superiori alle aspettative.

DALL'INTRODUZIONE:

The key feature of this plan was that it called for the separation of the monetary and credit functions of the banking system, first by requiring 100% backing of deposits by government-issued money, and second by ensuring that the financing of new bank credit can only take place through earnings that have been retained in the form of government-issued money, or through the borrowing of existing government-issued money from non-banks, but not through the creation of new deposits, ex nihilo, by banks (1).

Fisher (1936) claimed four major advantages for this plan. First, preventing banks from creating their own funds during credit booms, and then destroying these funds during subsequent contractions, would allow for a much better control of credit cycles, which were perceived to be the major source of business cycle fluctuations. Second, 100% reserve backing would completely eliminate bank runs. Third, allowing the government to issue money directly at zero interest, rather than borrowing that same money from banks at interest, would lead to a reduction in the interest burden on government finances and to a dramatic reduction of (net) government debt, given that irredeemable government-issued money represents equity in the commonwealth rather than debt. Fourth, given that money creation would no longer require the simultaneous creation of mostly private debts on bank balance sheets, the economy could see a dramatic reduction not only of
government debt but also of private debt levels.


Quattro vantaggi, quindi, spiegati in questa introduzione:

1) maggior controllo dei cicli boom-crisi (da parte dello Stato), considerato che le banche, non potendo più creare moneta-debito scritturale non coperta da moneta legale-governativa,  non potranno procedere nella creazione di moneta-debito bancaria in fase di boom e nella sua distruzione in fase di crisi;

2) la riserva al 100% di moneta statale richiesta alle banche, ridurrà a zero la possibilità corse agli sportelli;

3) l'emissione statale di moneta ridurrà in modo profondo l'indebitamento dello Stato;

4) dato che le nuove modalità di emissione della moneta non genereranno contemporaneamente debito privato, ci sarà una drastica diminuzione anche nella quantità di debito privato in circolazione.

Il lavoro andrà quindi ad approfondire nei fatti e nei calcoli proprio questi aspetti proposti da Simons e Fisher negli anni ’30, con un interessante excursus storico seguito da una rigorosa verifica matematica che tocca tutti i fondamentali che riguardano la circolazione monetaria, il credito, il fisco e la finanza pubblica.

Ora andiamo invece alle conclusioni di questo lavoro, che sono molto interessanti.

Our analytical and simulation results fully validate Fisher’s (1936) claims. The Chicago Plan could significantly reduce business cycle volatility caused by rapid changes in banks’ attitudes towards credit risk, it would eliminate bank runs, and it would lead to an instantaneous and large reduction in the levels of both government and private debt. It would accomplish the latter by making government-issued money, which represents equity in the commonwealth rather than debt, the central liquid asset of the economy, while banks concentrate on their strength, the extension of credit to investment projects that
require monitoring and risk management expertise.

We find that the advantages of the Chicago Plan go even beyond those claimed by Fisher. One additional advantage is large steady state output gains due to the removal or reduction of multiple distortions, including interest rate risk spreads, distortionary taxes, and costly monitoring of macroeconomically unnecessary credit risks. Another advantage is the ability to drive steady state inflation to zero in an environment where liquidity traps do not exist, and where monetarism becomes feasible and desirable because the government does in fact control broad monetary aggregates. This ability to generate and live with zero steady state inflation is an important result, because it answers the somewhat confused claim of opponents of an exclusive government monopoly on money issuance, namely that such a
monetary system would be highly inflationary. There is nothing in our theoretical framework to support this claim. And as discussed in Section II, there is very little in the monetary history of ancient societies and Western nations to support it either.


I due ricercatori dicono chiaramente che Ie evidenze del loro studio confermano in pieno le conclusioni di Simons e Fisher, che abbiamo elencato prima.
Ma c’è di più: l’introduzione di questa riforma consentirebbe di ridurre a nullità una serie di distorsioni, come quelle generate dagli spread sui tassi d’interesse, dalle tasse, e altre distorsioni ancora.
Inoltre si andrebbe verso un mondo con tasso d’inflazione pari (tendenzialmente) allo zero, contrariamente alle argomentazioni da sempre usate come spauracchio verso riforme di questo genere (vedi tutte le “risposte” dell’accademia ufficiale).  Dicono Benes e Kumhof che le evidenze del quadro teoretico da loro impostato nella ricerca portano invece verso un quadro di stabilità e di inflazione simil-zero.
Esattamente quello che si è sempre sostenuto da parte di noi studiosi-volontari-monetaristi denoantri: la riduzione di complessità porterebbe ad avere come parametro principale di riferimento proprio quell’inflazione che ora invece ha mille padri ma nessuna madre e come responsabile unico del suo controllo il politico, che non potrebbe più nascondersi dietro il paravento di una congiuntura ingestibile.
La speranza (vana?) è che con questo studio si apra tutto un altro capitolo nel campo di studio della moneta e che sia possibile realmente aprire a soluzioni che continuano ad essere etichettata come utopie e tacciate di scarsa scientificità (vedi tutto lo snobismo verso le tesi di Auriti etc).

 


 


(1) E' importante sottolineare come in questa introduzione vengano messi in luce tutte le caratteristiche dell'attuale sistema bancario, in primis la pratica di creare depositi ex nihilo, cioè moneta bancaria che non ha copertura equivalente in moneta legale e creata dal nulla. Il sistema bancario ipotizzato in questa riforma potrà invece continuare a svolgere la sua funzione di intermediario del credito, ma solo in modo propriamente detto e comunque solo con copertura al 100% di moneta statale, ossia: prestando i guadagni conseguiti in moneta statale o prestiti ricevuti da soggetti non bancari.

Collegamento allo studio del FMI:

http://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2012/wp12202.pdf

Discussione sul forum

http://www.monetaproprieta.it/phpbb/viewtopic.php?f=6&t=221&p=1765#p1765

 

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