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Scritto da Vito Zuccato   


D1. Cos'è la moneta?

R1. La moneta è il bene necessario all'avvio della produzione di merci e all'acquisto di merci prodotte o producibili, in tutti i casi in cui risulta difficoltosa o impossibile la pratica del baratto, cioè quasi sempre.

D2. Chi la crea?

R2. Un tempo la moneta veniva coniata con metalli preziosi dalle casate nobiliari, mentre da qualche secolo sono prima le banche commerciali e poi le banche centrali a stamparla su carta o a scriverla su registri contabili cartacei o elettronici.

D3. Ma gli Stati moderni non battono moneta?

R3. Sì, di solito creano moneta metallica e cartacea per i tagli più piccoli, in piccole quantità rispetto al totale della massa monetaria emessa e a volte sotto controllo e per ordine delle banche centrali.


D4. Gli Stati sono espressioni e rappresentanti della collettività?

R4. Gli Stati nazionali e confederati tuttora NON sono espressioni della collettività, ma sono persone giuridiche – cioè entità fittizie, FANTASMI di legge – inventate da pochi privati per fare i loro comodi e perciò fingono di rappresentare la collettività: generalmente gli Stati moderni non sono altro che evoluzioni di precedenti monarchie, dei semplici strumenti di dominio economico e psicologico e dei paravento a vantaggio degli stessi monarchi e di una ristretta oligarchia di grandi possidenti.

D5. Sembra la risposta di chi non vuole lo Stato...

R5. Sembra, infatti. Lo Stato è una pura invenzione giuridica alla quale vengono intestate delle strutture materiali e per la quale viene messa a operare una parte della popolazione. Il vero problema è riuscire a distinguere il fine per cui tale Stato viene concepito e il modo in cui viene fatto funzionare.
Da sempre e pressoché ovunque, il fine dello Stato è servire pochi privilegiati ed elargire dei contentini alla massa degli eterni sudditi: basta cambiare lo scopo del servizio e lo Stato si trasforma da padrone a servitore della collettività. Come sempre, basta non incappare nell'ancestrale errore di criminalizzare lo strumento, ovvero di confondere lo strumento (Stato) con il suo utilizzatore (politici-banchieri).

D6. Perché la distinzione precedente tra Stato e banca centrale?

R6. Perché la banca centrale in ogni caso è un organo separato dal Ministero del Tesoro e perché emette moneta esclusivamente per acquistare debiti redimibili e fruttiferi pubblici e privati, quindi obbliga la collettività nel suo complesso – Stato, società private e persone fisiche – a indebitarsi per ottenere creazione di moneta.

D7. Cosa significa “debito redimibile e fruttifero”?

R7. Significa che a precise scadenze il debitore si impegna a rimborsare il capitale ricevuto in prestito e a pagare un certo interesse (frutto): è un debito a durata limitata nel tempo, viene saldato ed estinto (redento, appunto) quando giunge a scadenza e garantisce una rendita al creditore in base al valore di mercato del debito stesso. Il valore di mercato del debito è stabilito dall'aspettativa nutrita nei confronti del debitore riguardo alla capacità di quest'ultimo di rimborsare ciò che gli è stato prestato: più questa aspettativa diminuisce, minore sarà il valore di mercato del debito, maggiore sarà il rischio di perdite per il creditore e maggiore sarà l'interesse richiesto da quest'ultimo per far fronte a tal rischio maggiorato.
Al contrario, un debito irredimibile e fruttifero per definizione ha durata infinita, quindi non viene mai rimborsato ed estinto e garantisce al creditore una rendita perpetua, oppure è un debito di cui il debitore si riserva la decisione di procedere o meno al rimborso.

D8. La banca centrale è un organo pubblico?

R8. Sì, perché ha scopi di rilevanza pubblica sanciti dalla legge e vigenti a prescindere dal tipo di partecipazione al suo capitale, che può essere pubblico, privato o misto. Formalmente e operativamente la banca centrale è un organo tecnico con mansioni esecutive in campo economico-monetario simili a quelle del Ministero del Tesoro e risponde alle leggi stabilite dall'autorità politica, che nel caso delle democrazie rappresentative è il Parlamento.

D9. Se ciò che conta per la banca centrale è pubblico, allora qual è il problema?

R9. Ciò che davvero conta NON è pubblico, nonostante la banca centrale agisca come un ente pubblico a tutti gli effetti. Il problema fondamentale è che lo Stato concede per legge a un ente pubblico quale è la banca centrale la facoltà di emettere moneta soltanto per l'acquisto di debiti redimibili e fruttiferi pubblici e privati: in questo modo la collettività è costretta a indebitarsi e quindi non è mai proprietaria di moneta all'atto dell'emissione e in maniera permanente, ma soltanto temporaneamente e in base alla durata di ogni debito che contrae. La banca centrale crea e concede moneta soltanto tramite acquisto di contratti di debito, NON concede proprietà monetarie pubbliche a titolo gratuito o in cambio di merci diverse dalla merce “debito”: perciò la banca centrale si dichiara proprietaria della moneta all'atto dell'emissione, poiché la facoltà di acquistare merci come i debiti con moneta è per forza di cose la prerogativa di un proprietario di moneta.
Tale tipo di emissione monetaria comporta che la moneta non è mai un bene pubblico, altrimenti non ci sarebbe bisogno che il pubblico – la collettività – debba per forza contrarre debiti per avere in circolazione anche la minima quantità di moneta: il debito monetario è per forza la prerogativa di chi non è proprietario di moneta e in special modo di chi non lo è all'atto dell'emissione... o peggio di chi non vuole esserlo per ignoranza.

D10. Perché si parla di contratti di debito e non di prestiti, che è più semplice e intuitivo?

R10. Perché i contratti di debito possono essere rivenduti a terze parti all'infinito durante la loro vita, a partire dal momento in cui vengono stipulati fino al momento in cui scadono e i debiti correlati vengono rimborsati ed estinti dal debitore (se ci riesce). Se si parlasse di prestiti ci sarebbero soltanto rapporti monetari tra due soggetti sempre identici durante tutta la vita del prestito, contraddicendo la realtà dei fatti che è da sempre molto variegata e complessa.
Guarda caso, sono in particolar modo proprio le banche centrali a operare spesso sul mercato dei debiti come terze parti che acquistano contratti di debito stipulati all'origine sul mercato tra altri soggetti, nella fattispecie tra Stati e banche commerciali e d'affari e intermediari mobiliari.

D11. Ma allora quando si può parlare di prestiti, per semplicità?

R11. Si può parlare di prestiti veri e propri soltanto quando c'è la stipulazione di un nuovo contratto di debito tra creditore e debitore originali. In tutti gli altri casi si parla di compravendite di merce “debito”, nelle quali tale merce passa di mano in mano da un investitore all'altro, dal creditore originale a un altro creditore.
In senso improprio si può comunque parlare di prestiti, ma a patto che si intendano unicamente dal punto di vista del debitore, poiché, fatto paradossalmente dimenticato da troppe persone, il debitore rimane sempre lo stesso – subisce le conseguenze del prestito fino alla scadenza – ed è sempre obbligato alle scadenze stabilite dal contratto di debito che ha stipulato a rimborsare il capitale e a pagare gli interessi al creditore, chiunque esso sia.

D12. Dalle precedenti risposte, però, non è ancora chiaro con chi si indebita la collettività e chi si indebita con la banca centrale: con chi si indebita di preciso la collettività quando stipula un NUOVO contratto di debito?

R12. Non è di cruciale importanza conoscere nei dettagli questi aspetti. E' sufficiente sapere che la banca centrale emette moneta soltanto per acquistarci dei debiti e questo unico fatto vincola la collettività al debito perenne e compulsivo, sia nel settore pubblico (Stato, enti locali e istituti di previdenza pubblici) che nel settore privato (banche, imprese non bancarie e persone fisiche): per definizione, si può avere emissione di moneta da parte della banca centrale ESCLUSIVAMENTE in presenza di nuovi o vecchi contratti di debito e indipendentemente da chi li stipula, MAI a titolo gratuito e MAI per cessione di merci diverse dalla merce “debito”.
Per evitare tale spirale ineluttabile del debito occorre – banalmente – emettere moneta o a titolo gratuito o contro cessione di merci diverse dalla merce “debito”.

D13. Va bene. Ma per la cronaca è possibile saperlo, di grazia?

R13. Per la cronaca, oggi la collettività contrae nuovi debiti in questi tre modi:
1) il settore pubblico contrae nuovi debiti (tramite titoli obbligazionari di Stato e di enti locali, prestiti e mutui pubblici e depositi in conto corrente presso la Tesoreria statale) con l'intero settore privato, ma prevalentemente (vedi) con i c.d. investitori istituzionali e a cominciare da quelli del settore privato bancario: banche commerciali, banche d'affari e altre imprese finanziarie come fondi di investimento, assicurazioni e intermediari mobiliari;
2) il settore privato non bancario contrae nuovi debiti (tramite prestiti, mutui, fidi, anticipi e sconti) col settore privato bancario e in piccola parte con se stesso e col settore pubblico;
3) il settore privato bancario contrae nuovi debiti (tramite sconti di obbligazioni bancarie, pronti contro termine, prestiti e depositi in conto corrente) con la banca centrale, con se stesso e col settore privato non bancario.

D14. Quindi oggi soltanto il settore privato bancario, costituito da banche commerciali e d'affari, si può indebitare direttamente con la banca centrale, cioè stipulando con essa dei nuovi contratti di debito?

R14. Sì, tramite sconti di obbligazioni bancarie, pronti contro termine e altre forme di prestiti da parte della banca centrale. Ma la banca centrale, come qualsiasi altro investitore-creditore, acquista dal settore privato bancario anche vecchi contratti di debito del settore pubblico già in circolazione e in particolare titoli obbligazionari di Stato, poiché la banca centrale emette moneta in cambio di qualsiasi contratto di debito, a prescindere se il contratto di debito è nuovo oppure già stipulato e già in circolazione: di conseguenza lo Stato risulta ugualmente indebitato anche con la banca centrale non appena questa ne acquista il debito dal settore privato bancario, semplicemente con la banca centrale non lo è in modo diretto come invece lo è il settore privato bancario.

D15. E in passato?

R15. Lo Stato italiano fino a qualche tempo fa si indebitava anche direttamente con la banca centrale che emetteva la lira italiana, la Banca d'Italia, la quale erogava prestiti al Ministero del Tesoro in questi tre periodi e modi:
1) dal 10 agosto 1893 fino al 26 novembre 1993 tramite anticipi ordinari e straordinari erogati sul conto corrente di Tesoreria intrattenuto dal Ministero del Tesoro presso la stessa Banca d'Italia;
2) da maggio 1975 fino a giugno 1981 tramite acquisto automatico dei titoli di Stato rimasti sul mercato invenduti alla chiusura delle aste di emissione indette dal Ministero del Tesoro;
3) da maggio 1975 fino al 26 novembre 1993 tramite acquisto arbitrario di titoli di Stato in asta di emissione, senza alcun vincolo o automatismo.
In particolare, le tipologie di prestito dei punti 2) e 3) vennero decise con un semplice accordo informale tra Ministero del Tesoro e Banca d'Italia, senza dover scrivere e applicare alcuna legge ad hoc.

D16. Cosa sono le aste di emissione indette dal Ministero del Tesoro? Servono a emettere quella piccola parte di moneta creata dallo Stato di cui si è parlato all'inizio?

R16. No. Queste aste del Tesoro sono dei negoziati riservati a investitori istituzionali abilitati (vedi) e servono a emettere i titoli di Stato, cioè a stipulare i principali contratti di indebitamento pubblico: è in questa fase che da sempre si genera la parte più ingente del debito pubblico e in cui i creditori originali sono per la maggior parte banche commerciali e d'affari, tra le quali assumono particolare rilevanza i c.d. Specialisti in titoli di Stato (vedi).

D17. Perché dopo il 26 novembre 1993 la Banca d'Italia non eroga più prestiti ex novo allo Stato italiano?

R17. Perché in quella data viene promulgata la legge ordinaria 483/93 che recepisce nell'ordinamento italiano il divieto di finanziamento diretto delle Pubbliche Amministrazioni da parte delle banche centrali dell'Unione Europea, come prescritto dall'Art. 104 del Trattato di Maastricht, firmato dall'Italia il 7 febbraio 1992.

D18. La Banca d'Italia è di proprietà dello Stato italiano?

R18. No: il 5,7% del suo capitale è di proprietà di due istituti di previdenza pubblici, l'INPS e l'INAIL, mentre il restante 94,3% è di proprietà di banche commerciali e assicurazioni private. Inoltre, da sempre la Banca d'Italia svolge il servizio di tesoreria statale in qualità di affidataria-concessionaria dello Stato e in quanto tale è pure soggetta alla vigilanza da parte del Ministero del Tesoro (oggi Ministero dell'Economia e delle Finanze): perciò con lo Stato intrattiene i rapporti tipici di un soggetto privato, nonostante sia comunque un ente pubblico come qualsiasi banca centrale.

D19. Le altre banche centrali nazionali europee sono di proprietà dei rispettivi Stati nazionali europei?

R19. In maggioranza. Per esempio, le più grandi come la Bundesbank, la Banque de France, il Banco de España e la Bank of England sono statali al 100%, mentre la Banca Nazionale del Belgio è statale solo al 50%.

D20. La Banca Centrale Europea è privata?

R20. No. La BCE è un organo pubblico come tutte le banche centrali e a prescindere dal tipo di partecipazione al suo capitale. Inoltre, la maggioranza del capitale della BCE è di proprietà di banche centrali nazionali residenti nell'Unione Europea che sono a loro volta di proprietà interamente statale, perciò la BCE ha un assetto proprietario a maggioranza statale.

D21. Anche la Bank of England risulta tra le banche centrali partecipanti alla BCE?

R21. Sì, perché fa parte del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC).

D22. Ma cosa c'entra la Bank of England con l'emissione dell'euro se già emette in autonomia la sterlina per la Gran Bretagna?

R22. La Bank of England e altre 9 banche centrali nazionali dell'Unione Europea sono sì partecipanti al capitale della BCE, ma in virtù di una deroga non partecipano né agli utili né alle perdite della BCE derivanti dall'emissione dell'euro e continuano a emettere soltanto le rispettive monete nazionali, in quanto la BCE non assegna loro alcun quantitativo percentuale di emissione in euro. Fanno parte dell'Eurosistema la BCE e le banche centrali nazionali sue partecipanti che assieme alla BCE adottano l'euro e provvedono all'emissione dell'euro; il SEBC prima citato è invece più ampio poiché è costituito dalla BCE e dalla somma di tutte le banche centrali nazionali dell'Unione Europea, cioè dalla BCE e dalla totalità delle banche centrali nazionali partecipanti al capitale della BCE, Bank of England compresa.

D23. Nel Trattato di Maastricht c'è anche scritto che i governi europei non possono in alcun modo influire o essere di intralcio nelle decisioni della BCE, nemmeno esprimere dei pareri disinteressati. Ciò significa che la BCE è un organo privato, antidemocratico e spudoratamente dittatoriale?

R23. No. Il Trattato di Maastricht è stato firmato dai capi di governo europei che per definizione hanno ricevuto la delega a governare e a firmare documenti dalla popolazione tramite elezioni politiche di rappresentanti parlamentari con voto a suffragio universale: semplicemente, i politici democraticamente eletti hanno a loro volta delegato all'Eurosistema l'emissione e la gestione dell'euro in totale autonomia ed esclusivamente per l'acquisto di debiti come da tradizione storicamente consolidata delle banche centrali. Non è in discussione la democrazia, ma la sua qualità che è inversamente proporzionale alla quantità di delega della popolazione ai suoi rappresentanti prima politici e poi tecnici. Il vero problema è che la maggioranza della popolazione non fa mai domande e lascia fare qualsiasi cosa come se nulla fosse.
Estendendo il discorso, sono esistiti ed esistono regimi autoritari e totalitari derivanti da elezioni democratiche: ciò conferma che in discussione non è la democrazia in sé, ma la sua qualità solitamente molto scadente e sfociante nell'autolesionismo di massa, come il caso della creazione delle banche centrali insegna.

D24. Cosa cambia tra banca centrale a capitale statale e banca centrale a capitale privato o parzialmente privato?

R24. Quasi nulla: la banca centrale a capitale privato o parzialmente privato differisce da quella a capitale statale soltanto per la distribuzione di una piccola parte dell'utile netto o di altri piccoli privilegi finanziari ai partecipanti privati al suo capitale.

D25. E' sufficiente statalizzare completamente una banca centrale per rendere la moneta di proprietà della collettività all'atto dell'emissione?

R25. No. Come già detto in precedenza, per questioni unicamente e intrinsecamente strutturali la banca centrale emette moneta sempre e solo comprando debiti pubblici e privati e a prescindere dal suo assetto proprietario, quindi rimane sempre proprietaria della moneta all'atto dell'emissione e la collettività come conseguenza di ciò è sempre costretta a indebitarsi per una quantità proprio pari alla moneta messa in circolazione dalla banca centrale.

D26. Che tipo di moneta emette la banca centrale quando compra debiti?

R26. Cartaceo o elettronico.

D27. Quanto costa alla banca centrale fabbricare tale moneta?

R27. Pochi centesimi di unità monetaria per una banconota da cento unità (come 100 euro), quasi nulla per digitare cento unità (come 100 euro) da una postazione informatica.

D28. La banca centrale compra debiti per pochi centesimi con una banconota da 100 appena emessa?

R28. No. Con una banconota da 100 compra debiti per 100.

D29. Si può dire allora che la banca centrale diventa proprietaria di moneta per un valore di 100 spendendo solo pochi centesimi per fabbricare la banconota da 100?

R29. Sì. La differenza tra valore dichiarato sulla banconota – valore nominale – e costo di fabbricazione della banconota – valore intrinseco – si chiama “signoraggio bancario” (vedi), proprio perché è il signoraggio ottenuto sulla moneta quando a emetterla è una banca.

D30. E nel caso in cui la banca centrale emette moneta elettronica?

R30. L'unica differenza rispetto al caso della banconota è che il signoraggio bancario è praticamente pari al valore monetario dichiarato sul terminale, poiché il costo di fabbricazione della moneta elettronica è tendenzialmente zero.

D31. La banca centrale garantisce il valore monetario dichiarato per la moneta che emette con una merce già di sua proprietà e di pari valore?

R31. No. Mai. Si dichiara soltanto proprietaria del valore nominale della moneta che emette per comprare la merce “debito redimibile e fruttifero”.

D32. Una volta c'era dell'oro nella sacrestia della banca centrale che garantiva l'emissione di banconote?

R32. No. Mai. Veniva garantita soltanto la convertibilità aurea di una parte del valore delle banconote emesse e soltanto nel caso in cui il portatore di banconote si fosse davvero presentato all'incasso dell'oro.

D33. Convertibilità? Ma non si chiama “copertura aurea”?

R33. No. La copertura aurea è tutta un'altra cosa: si ha soltanto quando l'intera massa monetaria viene garantita con pari valore in merce “oro” di proprietà dell'ente che emette moneta, merce tendenzialmente non deperibile.

D34. In passato c'era la copertura aurea?

R34. No. Mai. La copertura aurea non esisteva nemmeno quando l'unica moneta disponibile era quella metallica costituita interamente da oro: la quantità d'oro dichiarata da chi batteva moneta aurea era sempre superiore a quella effettiva.

D35. Oggi esiste la convertibilità aurea o in qualche altra merce di proprietà della banca centrale?

R35. No. La convertibilità aurea è stata abolita a livello mondiale il 15 agosto 1971.

D36. Prima del 15 agosto 1971 tutte le monete di carta del mondo, lira compresa, erano convertibili in oro?

R36. No. Prima di tale data soltanto il dollaro cartaceo dichiarato a corso legale negli Stati Uniti d'America era convertibile in oro e soltanto per soggetti non residenti negli Stati Uniti, in virtù degli Accordi di Bretton Woods stipulati il 22 luglio 1944.

D37. E prima del 22 luglio 1944 veniva garantita la convertibilità di qualche divisa cartacea in oro?

R37. Solo per brevi periodi e solo per alcune divise, ma già il 5 aprile 1933 lo stesso dollaro cartaceo statunitense diventò totalmente inconvertibile per gli stessi cittadini statunitensi.

D38. Prima del 15 agosto 1971 si poteva quindi andare in banca a far convertire le proprie lire di carta in oro, facendo prima cambiare le lire in dollari statunitensi?

R38. No. La conversione del dollaro cartaceo statunitense in oro era possibile solo per le banche centrali.
Ma questo era ormai un problema molto secondario: già da tempo infatti per qualsiasi valuta, lira italiana compresa, era garantita soltanto la convertibilità in banconote e monete metalliche di una piccola parte dei conti correnti presso le banche commerciali.

D39. Come? I conti correnti non sono costituiti da depositi di banconote e monete metalliche?

R39. No. Infatti la quasi totalità della moneta in circolazione è sotto forma di denaro scritturale bancario commerciale, cioè sotto forma di promessa di pagamento in banconote e monete metalliche registrata contabilmente nei libri di ogni banca commerciale (vedi). Oggi tali registrazioni contabili sono create e gestite elettronicamente, non c'è più la scrittura manuale su registri cartacei bancari, ma la sostanza, cioè l'assenza di banconote e monete metalliche, è identica al passato.
In ogni caso, come già detto prima, le banche centrali non creano e gestiscono moneta soltanto in forma di banconote, ma anche in forma scritturale elettronica. L'importante è distinguere ciò che viene creato dalle banche centrali da ciò che viene creato dalle banche commerciali, a prescindere dal tipo di supporto monetario (cartaceo o elettronico).

D40. Ciò significa che le banche commerciali creano una moneta parallela rispetto alla moneta creata dalle banche centrali e dagli Stati?

R40. Sì. E' già stato detto brevemente fin dall'inizio con la R2. e la R3.. E ne diventano le proprietarie all'atto dell'emissione, né più né meno di quanto fanno le banche centrali e gli Stati per le rispettive parti di moneta emessa.

D41. Ma allora che differenza c'è tra l'attività delle banche centrali e quella delle banche commerciali, visto che entrambe creano moneta e anche se le prime principalmente in forma di banconote e le seconde in forma di impulsi elettronici?

R41. La differenza fondamentale consiste nel fatto che la moneta scritturale creata dalle banche commerciali è ILLEGALE, poiché soltanto la moneta ufficialmente emessa dalle banche centrali e dagli Stati è dichiarata a corso legale. Ufficialmente e legalmente le banche commerciali NON possono emettere moneta, ma possono soltanto gestire moneta a corso legale praticando la cosiddetta intermediazione finanziaria tra chi deposita moneta presso di esse e chi richiede un prestito dalle stesse. Invece, in barba alle norme di legge, nella pratica quasi il 100% della moneta oggi in circolazione viene emessa dalle banche commerciali per l'acquisto di contratti di debito pubblico e privato, alla stregua di quanto già fa la banca centrale con la moneta a corso legale; è un fatto formalmente vietato, ma garantito o dalla non comprensione del fenomeno dell'emissione di moneta bancaria commerciale (vedi) o dalla voluta reticenza di legislatori e addetti ai lavori.
Perciò, per legge, tuttora i depositi presso le banche commerciali dovrebbero essere in ogni momento costituiti per intero da banconote e monete metalliche, ma ciò non avviene ormai da secoli, poiché i clienti delle banche commerciali accettano di buon grado la moneta scritturale bancaria commerciale in pagamento di merci, sia quando inviano e ricevono assegni e bonifici bancari per fornitura di beni e servizi e sia quando ricevono accrediti in conto corrente per vendita di loro debiti privati alle banche commerciali al momento della stipulazione di prestiti, mutui, fidi, anticipi e sconti bancari.

D42. Però si può sempre richiedere in ogni istante alla banca denaro contante per effettuare i pagamenti...

R42. No. Prima occorre che la banca commerciale lo possieda effettivamente, visto che soltanto una minima parte della massa monetaria è costituita da denaro contante.

D43. Ma alla fine è sufficiente che la banca mi dia il denaro contante che mi spetta in base al mio conto corrente, anche se in ritardo rispetto alla mia richiesta... o no?

R43. No. Non è sufficiente che la banca commerciale riesca a esaudire qualche richiesta di contanti, o parziale o sull'intero saldo del conto corrente: siccome la banca commerciale per legge NON può creare moneta e siccome soltanto la moneta contante cartacea e metallica è a corso legale, deve valere la regola della copertura in moneta contante a corso legale per il valore totale delle promesse di pagamento in denaro contante fatte dalla stessa banca commerciale. Perciò risultano emissioni monetarie illecite e illegali tutte le promesse di pagamento che la banca commerciale fa in più rispetto al valore totale della moneta contante che essa effettivamente possiede al momento delle sue promesse.

D44. Mi sembra impossibile che ci sia tutta questa moneta scritturale in circolazione...

R44. Ti sembra perché non si è abituati a pensare ai numeri sui conti correnti come moneta essi stessi: rappresentano per legge la moneta contante, ma in realtà sono moneta essi stessi a tutti gli effetti, proprio perché la gran parte dei pagamenti sono effettuati in moneta bancaria scritturale, senza passare per i contanti.

D45. Cioè, alla fine è colpa dei clienti se le banche commerciali creano moneta scritturale?

R45. E' logico che, in assenza di vincoli e di consapevolezza da parte della clientela, le banche commerciali riescono a imporre a buon mercato la loro moneta scritturale, che così alla fine diventa il principale mezzo di pagamento.
Anzi: per il settore pubblico ormai da tempo per legge tutti i pagamenti devono essere eseguiti in moneta bancaria scritturale e a poco a poco si sta imponendo subdolamente tale prassi anche al settore privato. D'altra parte, l'intero settore pubblico fin dalla notte dei tempi si comporta allo stesso modo di un privato quando si presenta di fronte alle banche a chiedere un prestito e con sudditanza si adegua alle forme di finanziamento da esse prescritte.

D46. Ma mi sembra assurdo: si sta dicendo letteralmente che lo Stato e le altre amministrazioni pubbliche si auto-impongono e impongono ai cittadini la moneta bancaria scritturale tramite le stesse leggi emanate dai politici che dirigono il settore pubblico... e addirittura si impone per legge la moneta bancaria scritturale che invece per altre leggi risulta illegale...?!?

R46. Non è assurdo, è ciò che succede. I politici che impongono alla collettività prima la moneta cartacea di banca centrale e poi la moneta scritturale di banca commerciale, con tutte le enormi contraddizioni del caso, possono appartenere soltanto a due categorie: a quella dei faccendieri senza scrupoli o a quella degli incoscienti.
Ma i politici da sempre fanno anche un'altra cosa che però è molto più evidente: impongono per legge il prelievo fiscale su persone fisiche e imprese.

D47. Ecco: piuttosto è il prelievo fiscale eccessivo a essere il vero problema, e non è certo un pensiero assurdo come invece sembra quello sulla moneta delle banche...

R47. Certo che non è assurdo, tant'è che il prelievo fiscale, anche quando non è sentito come eccessivo, è perfettamente correlato con la moneta cartacea e soprattutto scritturale del sistema bancario. E' infatti quantomeno assurdo, se non anche una prima truffa tra le tante, che le Pubbliche Amministrazioni impongano il prelievo fiscale col fine principale di fare i comodi del sistema bancario, anziché degli individui che dichiarano di rappresentare.

D48. Ricominciamo... e come sarebbe correlato il prelievo fiscale con la moneta del sistema bancario, di grazia?

R48. Il prelievo fiscale è la principale garanzia su cui si basano i prestiti al settore pubblico, che come prima detto vengono da sempre erogati principalmente da investitori istituzionali quali le banche commerciali (vedi). Se il prelievo fiscale è efficiente, le banche erogano facilmente prestiti allo Stato e alle altre pubbliche amministrazioni, abbassando gli interessi su quei prestiti; altrimenti, il settore pubblico può anche andare in fallimento perché nessuno gli fa più credito, visto il rischio di prestare a un insolvente, e né più né meno che a un insolvente privato.
Visto che la quasi totalità della moneta è quella scritturale creata dalle banche commerciali ed è illegale, per quanto appena detto tutta la moneta creata da queste per investimenti in debito pubblico fa diventare automaticamente illegale il prelievo fiscale stesso, poiché una delle sue funzioni è... garantire l'illegalità della moneta bancaria scritturale attraverso il garantire l'illegalità di tutti gli investimenti in merce “debito pubblico” effettuati con la stessa moneta. Inoltre, per definizione il fisco fa parte del settore pubblico, perciò l'obbligo di legge per il settore pubblico di effettuare tutti i pagamenti in moneta bancaria scritturale (come detto nella R45.) obbliga anche il fisco a utilizzare tale moneta e quindi a garantirne l'illegalità un'altra volta ancora.

D49. Il prelievo fiscale è una garanzia sul debito pubblico? Ma cosa mai c'entra il debito pubblico col prelievo fiscale, visto che le tasse servono per pagare la spesa pubblica?

R49. Esattamente. Il prelievo fiscale serve PROPRIO per pagare la spesa pubblica.
E ciò non va in contraddizione col fatto che è anche garanzia assoluta sul debito pubblico. Anzi.

D50. Ma adesso confermi che le tasse servono a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e gli sprechi dei politici, quindi che le tasse troppo alte e male utilizzate sono il vero problema? Al massimo, l'unica cosa che c'entra con la spesa pubblica sono gli interessi su un debito pubblico enorme che paghiamo per colpa dei politici spendaccioni e spreconi del passato...

R50. No. Confermo che il prelievo fiscale serve a pagare la spesa pubblica. Il problema è che, così come per la moneta scritturale bancaria commerciale (vedi), anche per la finanza pubblica c'è pressoché totale ignoranza su cosa in realtà essa sia.
La spesa pubblica non è composta soltanto dalla spesa per gli stipendi dei dipendenti pubblici, per le forniture delle imprese private alle amministrazioni pubbliche e per gli interessi sul debito pubblico, ma anche dalla spesa per il rimborso ai creditori della parte di debito pubblico che di volta in volta scade e che per contratto i creditori hanno diritto a esigere. Perciò basta estendere il tuo discorso sul prelievo fiscale che serve a pagare la spesa pubblica anche alla spesa per rimborso della parte di debito pubblico in scadenza
: ecco perché il prelievo fiscale è la principale garanzia sul debito pubblico.

D51. Ma non è sempre poca cosa rispetto agli sprechi e agli interessi sul debito pubblico?

R51. No. E' l'esatto contrario. La spesa per rimborso del debito pubblico in scadenza è la più grande tra le varie voci di spesa ed è interamente uno spreco, anche quando il creditore è una semplice persona fisica.
Però confermo in pieno anche il tuo precedente discorso sui politici spendaccioni e spreconi del passato: hanno iniziato e indotto i successori a imporre tasse e imposte sempre più numerose, più elevate e peggio utilizzate proprio perché si doveva spendere una parte dei soldi ricavati da queste per alimentare lo spreco più grande in assoluto, lo spreco di rimborsare il debito pubblico e di pagarne pure gli interessi, che fino a non molto tempo fa erano a due cifre percentuali.
Da quanto finora detto si deduce automaticamente che:
1) è uno spreco ed è il più grande spreco l'intero ammontare del debito pubblico, poiché anno dopo anno e pezzo per pezzo arriva tutto inesorabilmente a scadenza;
2) il prelievo fiscale è lo strumento principale con cui si prelevano da persone fisiche e imprese le risorse per rimborsare il più grande spreco costituito dal debito pubblico, perciò diventa la principale garanzia sulla merce
“debito pubblico” e sugli investimenti illegali in merce “debito pubblico” di moneta bancaria illegale (come da R48.) e in definitiva risulta anch'esso uno strumento illegale e uno spreco gigantesco.

D52. E allora a cosa serve fare debiti se poi risultano uno spreco? Ma non si è detto che il prelievo fiscale basta e avanza a pagare tutte le spese, comprese quelle per rimborso del debito pubblico in scadenza?

R52. No. Si è detto che il prelievo fiscale serve a questo, ma non che basta e avanza e che è l'unico modo con cui avviene il finanziamento della spesa pubblica. Il prelievo fiscale è una delle varie forme di entrata pubblica.
La spiegazione su a cosa servono i debiti è già stata detta prima da te tra le righe senza saperlo: se i politici del passato sono stati spendaccioni e hanno fatto molti debiti, significa che hanno aumentato di molto il debito pubblico proprio per ottenere soldi per le spese senza imporre da subito un aumento spropositato del prelievo fiscale, anche in funzione elettorale. Si fanno debiti proprio per avere in anticipo la moneta che serve per le spese: questa è un'entrata per stipulazione di nuovi contratti di debito pubblico, detta in gergo “accensione prestiti” o, con espressione ormai di moda, “ricorso al mercato”, e si è già detto che la maggioranza di questo cosiddetto sedicente mercato (vedi) è composta da banche.
Un'altra forma di entrata pubblica è l'introito da privatizzazioni e dismissioni del patrimonio pubblico, cioè da vendita di terreni, beni immobili e aziende di proprietà pubblica; è pure un'altra forma di garanzia per i creditori, oltre a quella fiscale: se non bastano le tasse, si garantisce il rimborso del debito pubblico con la possibilità di vendere a pezzi ciò che in teoria appartiene a tutti (vedi).

D53. Si può fare un riassunto per chiarire meglio?

R53. Certamente. Ecco il bilancio completo delle Pubbliche Amministrazioni:
ENTRATE TOTALI = USCITE TOTALI
prelievo fiscale (tasse e imposte) + contributi pensionistici + utili aziende a capitale pubblico + giochi d'azzardo di Stato + accensione nuovo debito pubblico + privatizzazioni/dismissioni del patrimonio pubblico = stipendi dipendenti pubblici + pagamenti fornitori pubblici + pensioni + interessi sul debito pubblico + rimborso debito pubblico in scadenza
Da qui si può ben capire che senza prelievo fiscale efficiente e senza l'extrema ratio delle privatizzazioni/dismissioni nessun investitore acquista di buon grado nuovo debito pubblico, proprio perché rischia maggiormente di non vederselo rimborsare. Se l'aspettativa di insolvenza aumenta, il debito perde di valore sul mercato, gli investitori si cautelano sul rischio aumentato richiedendo maggiori interessi sui loro prestiti e la conseguente riduzione di entrate per accensione prestiti può portare a un circolo vizioso per cui tutte le altre entrate non sono più sufficienti a coprire le uscite totali: si sperimenta la coperta corta (vedi) e c'è la possibilità del c.d. default, ovvero di sospendere il rimborso del debito pubblico, il pagamento degli interessi e il pagamento di stipendi e forniture, con tanti saluti ai servizi pubblici.

D54. Prima però si è anche detto che il debito pubblico e il prelievo fiscale sono degli sprechi a prescindere dal fatto che i principali creditori siano banche. Perché allora accanirsi tanto contro le banche se il debito pubblico e il prelievo fiscale sono ugualmente uno spreco, anche se i creditori sono persone fisiche?

R54. Una delle possibili risposte è questa: basta capire chi crea il valore della moneta e chi di conseguenza ne dovrebbe essere il vero proprietario all'atto dell'emissione (vedi; vedi). In sostanza, il valore della moneta bancaria e statale, di cui si è parlato finora, è creato soltanto dalla pura e semplice convenzione tra individui appartenenti alla collettività, senza coinvolgere alcuna merce nel processo di creazione del valore, perciò il diritto di proprietà sul valore di tale moneta e quindi su tale moneta dovrebbe essere delle persone fisiche, non delle persone giuridiche. In particolare, si ricava che i veri creatori-proprietari di moneta all'atto dell'emissione e i rappresentati dalle Pubbliche Amministrazioni (PA) coincidono e sono esattamente le persone fisiche che compongono la collettività. E di conseguenza è contraddittoria e assurda la sola idea che le PA contraggano debiti in moneta e impongano il prelievo fiscale in rappresentanza dei proprietari della stessa moneta.
Se tutto ciò non è anche la più grande e incredibile truffa, è almeno il più grande e incredibile spreco di risorse.
Alla fine basta colmare l'ignoranza generale su cosa invece ogni giorno fanno i rappresentanti all'interno delle PA: farsi prestare ciò che è già di proprietà dei rappresentati.

D55. Rimane comunque da spiegare perché tutto questo accanimento contro le banche per il debito pubblico e per il prelievo fiscale...

R55. Perché in ogni caso sia la banca centrale che le banche commerciali si appropriano di moneta quando la emettono. Tale appropriazione coincide con l'esproprio del vero proprietario, la collettività delle persone fisiche. Se non è anche la truffa della truffa, è almeno lo spreco dello spreco: tale è appunto regalare moneta alle banche per stipulare subito dopo dei contratti di debito pubblico con le stesse, contratti che vengono onorati principalmente grazie all'entrata da prelievo fiscale. Di conseguenza anche il prelievo fiscale è una truffa della truffa o uno spreco dello spreco, oltre che essere garanzia di varie illegalità (come da R48.).

D56. Però dalle risposte precedenti sembra che le banche rischino comunque di fallire in presenza di debitori insolventi. Ciò significa che sono come tutte le altre aziende e che la storia dell'emissione di moneta bancaria scritturale è falsa?

R56. Il fallimento delle banche avviene soltanto per assolvere alle regole contabili e alle disposizioni di legge, non perché sono delle imprese uguali alle altre: hanno infatti comunque il privilegio esclusivo di emettere moneta scritturale, che è una truffa-spreco dai vari punti di vista finora spiegati. Le banche commerciali possono tranquillamente emettere moneta scritturale senza trasgredire alcuna norma e mantenendo il rischio di fallimento come qualsiasi impresa non bancaria.

D57. Dunque, se le banche commerciali creano moneta scritturale e devono comunque rispettare precise regole contabili che le portano a rischiare l'insolvenza e il fallimento come qualsiasi altra azienda, che fine fa la moneta scritturale che rientra alle banche quando i clienti debitori rimborsano i debiti e pagano gli interessi? La possono spendere a piacimento?

R57. No. Nessuna banca commerciale può rispendere la moneta scritturale della quota capitale che le viene restituita dalla clientela debitrice alle date scadenze contrattuali. Ogni banca commerciale per un qualsiasi prestito che concede può inserire nei ricavi del conto economico soltanto la quota interessi pagatale dalla clientela, che è così il suo principale introito al fine di ottenere degli utili una volta detratti tutti i suoi costi (personale, fornitori, interessi passivi e prelievo fiscale). Invece la quota capitale rimborsata viene distrutta, riducendo scritturalmente di una pari quantità la posta contabile della moneta prima creata per il prestito o per l'acquisto di debiti in genere, fino ad annullarla completamente al pagamento dell'ultima rata di rimborso, se non è previsto il rimborso in un'unica soluzione come nel caso dei titoli obbligazionari.

D58. La quota capitale viene distrutta sul serio?

R58. Sì, è pure logico, altrimenti sarebbe impossibile che una banca commerciale figuri contabilmente come una quasiasi altra azienda. Se la moneta non venisse distrutta, la banca potrebbe farne direttamente l'uso che vuole.

D59. Anche le banche centrali distruggono moneta quando ricevono il rimborso di un debito?

R59. Sì: le registrazioni contabili delle banconote emesse per l'acquisto di quel debito vengono cancellate quando avviene il rimborso, come nel caso delle banche commerciali. L'unica differenza è che le banconote prima emesse e poi restituite non vengono bruciate o mandate al macero, ma semplicemente riutilizzate dalla banca centrale in occasione di altri acquisti di debito; vengono create nuove banconote soltanto quando gli acquisti di debito aumentano e quando le banconote vecchie sono troppo usurate. Non occorre nemmeno che le banche centrali creino supporti cartacei effettivi, poiché è sufficiente che ci siano registrazioni contabili della banca centrale in rappresentanza delle stesse banconote, quando le banconote reali non sono strettamente necessarie alle operazioni.

D60. E allora dove sta tutto lo strapotere del sistema bancario, se quest'ultimo non può neanche usare la moneta che gli viene restituita alla scadenza dei debiti?

R60. Il suo strapotere è già stato più volte esercitato ancora prima di distruggere moneta: si è realizzato con l'esproprio-truffa-spreco di moneta praticato all'atto dell'emissione a danno dei legittimi creatori-proprietari del valore monetario, le persone fisiche, con l'esproprio-truffa-spreco di riottenere tale moneta soltanto a fronte di indebitamenti non dovuti col sistema bancario stesso, con l'esproprio-truffa-spreco dell'imposizione fiscale funzionale al debito pubblico e con le varie garanzie a sostegno dell'illegalità della moneta scritturale bancaria commerciale.

D61. Ma come si fa a dire con sicurezza che è uno spreco o una truffa l'emissione di moneta da parte delle banche centrali e commerciali? Ci sono molti settori commerciali in cui le aziende comprano delle merci per uno e le rivendono per dieci, cento, mille... quindi si può dire la stessa cosa anche per la moneta delle banche, emessa a costo quasi zero e utilizzata al valore che si vuole per acquistare merci, e in particolare i debiti... perciò non capisco dove sta il problema.

R61. Ragionamento interessante, ma è presto spiegato il motivo per cui l'emissione di moneta da parte delle banche e degli Stati NON è un'operazione commerciale, ma esclusivamente giuridico-contrattuale. La moneta di cui finora si è parlato è soltanto moneta nominale, ovvero moneta completamente svincolata dal valore di mercato dell'oggetto che fa da supporto monetario (metallo coniato, carta filigranata e impulsi elettronici) e che vale esclusivamente per il fatto che viene dichiarato per essa un certo valore per iscritto (valore nominale): di conseguenza, tale moneta risulta essere uno speciale contratto che NON ha come oggetto la merce che compone il supporto monetario (metallo coniato, carta filigranata e impulsi elettronici), bensì la stessa pura e semplice dichiarazione numeraria di valore esplicitata con delle cifre, perciò è un contratto che ha come oggetto se stesso. Non essendoci alcuna merce in gioco, ne consegue che il valore del contratto monetario all'atto della sua emissione deriva esclusivamente da un accordo convenzionale tra persone fisiche e in definitiva senza alcuna operazione commerciale sottostante a tale accordo.
Poiché si è prima detto che il creatore-proprietario originale del valore monetario è la persona fisica, ogni appropriazione di moneta all'atto dell'emissione da parte di soggetti diversi dalla persona fisica risulta un esproprio non dovuto, descrivibile economicisticamente come uno spreco e giuridicamente come una truffa.

D62. Quindi anche lo Stato commette un illecito quando emette moneta e la spende per sé?

R62. In generale sì, poiché lo Stato NON è una persona fisica, ma un fantasma di legge alla stregua di quasiasi banca. Ma in particolare no, poiché dipende dalla concezione di Stato che abbiamo e da cosa finanziamo attraverso lo strumento dello Stato, come già enunciato nella R5. all'inizio: se ciò che venisse finanziato dallo Stato andasse a vantaggio di tutte le persone fisiche, lo Stato risulterebbe un semplice gestore di moneta in rappresentanza delle persone fisiche e farebbe un vero servizio pubblico, come sarebbe logico che fosse e senza alcun illecito.
Oggi lo Stato fa l'esatto opposto: rappresenta il sistema bancario e legalizza il suo esproprio di moneta e la sua gestione di moneta così espropriata.

D63. Va bene, ci saranno pure tutti questi espropri, truffe e sprechi di cui è responsabile il sistema bancario in combutta con le Pubbliche Amministrazioni... ma se le persone fisiche e le imprese si indebitano privatamente con le banche commerciali per l'acquisto di merci con fini esclusivamente privati, dove sta un valido motivo per cui tali soggetti privati non debbano rimborsare i loro debiti privati e pagarne gli interessi alle banche?

R63. Il motivo c'è ed è questo: anche il debito del settore privato verso il sistema bancario è totalmente non dovuto come il debito del settore pubblico, poiché, in virtù di tutti i discorsi finora fatti, in qualsiasi caso e per qualsiasi cliente debitore le banche commerciali hanno gli stessi titoli di una banda di rapinatori per vantare il diritto di proprietà sul valore della moneta che emettono, il diritto di proprietà su qualsiasi merce “debito” che acquistano con tale moneta, il diritto al rimborso del debito, il diritto al pagamento degli interessi sul debito e il diritto al pignoramento dei beni posti a garanzia del prestito in caso di insolvenza del debitore.
Avendo in mente un sistema economico onesto o senza sprechi, se gli attuali debitori privati sono eventualmente tenuti a pagare qualcosa a qualcuno, le attuali banche non possono incassare alcunché da alcuno.

 

 

> Discussione nel Forum: http://www.monetaproprieta.it/phpbb/viewtopic.php?f=7&t=261 <

 
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