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Acquisizioni e nuove regole del gioco PDF Stampa E-mail
Scritto da Domenico D'Amico   
Da quando è cominciata la seconda fase della crisi, questa del 2011, assistiamo in Italia a un'accelerazione dell'agenda di vendita del patrimonio pubblico e di cambiamento delle regole. Ma lo stesso schema si ripete in altri Paesi europei, e in modo diverso anche in Giappone, per esempio.(1)

I segnali che "i mercati" cercano si fanno più evidenti, e l'impianto ideologico che soprintende questa operazione si fa più chiaro ed evidente: meno Stato, più liberalizzazioni, più mercato, e soprattutto più (potere al) DEBITO.

Anche la fase recessiva dell'economia è propedeutica a tutto questo: la disperazione dei cittadini scalda gli animi, accende le passioni, ma obnubila il pensiero di chi REAGISCE, al contario di chi AGISCE e muove dall'alto gli ingranaggi di meccanismi politico/sociali/economici.

Le proteste assumono la forma classica della difesa (anche legittima) del proprio orticello, senza mai legarsi fra loro, senza una presa di coscienza dei problemi sistemici; regna la confusione, l'improvvisazione, infine le divisioni fra orticelli e anche divisioni interne agli stessi orticelli (2); tutto inevitabilmente sfuma nella cronaca, dove i media inzuppano il pane a piacere, e va perso il contenuto. (3)

Ma questo aspetto merita un articolo a parte, quindi torno sul punto iniziale.

Il patrimonio pubblico italiano è enorme: quello che più fa gola è relativo alle attività strategiche, e cioè energia (Eni-Snam, Enel), telecomunicazioni (Rai e licenze digitali), trasporti et similia (Ferrovie Italiane e Finmeccanica) e gli asset liquidi, ossia Cassa Depositi e Prestiti, oro (che comunque è saldamente in pancia a bankitalia) e la divisione Bancoposta di Poste Italiane spa, più tutto il panorama variegato delle partecipate/municipalizzate.

A questo va sommato il cambiamento delle regole, con l’implementazione di uno schema generale di avvio e il conseguente progetto di breve-medio termine di cambiare tutto il quadro normativo.

Una nuova regola, forse la più clamorosa, è già quasi diventata norma (4), senza che nessuno abbia protestato: il pareggio di bilancio in COSTITUZIONE; combinata con l'accordo in sede europea di rientro del debito in 20 anni dal 120% al 60%: ossia una manovra fissa di 45 miliardi di euro ogni anno per i prossimi vent'anni.

Queste due "semplici" modifiche sono strategiche, perché imposteranno in automatico l'agenda prossima ventura di questo governo e di quelli a venire: il margine di manovra si riduce e la coperta sempre più corta diventa l’alibi per le “riforme strutturali”.

Ecco quindi che diventa ineluttabile, indispensabile e “normale” lo stravolgimento del quadro normativo relativo alle pensioni, con età di pensionamento prossime alla vita media (molti andranno in pensione a 70 anni), e poi le “riforme” relative al mercato del lavoro, con un arretramento delle tutele minime conquistate con fatica nel secolo scorso.

E poi un banco-centrismo sempre più palese e sfacciato, con l’abbassamento delle soglie dei pagamenti in contanti, l’obbligo di aprire il conto corrente per ricevere lo stipendio/pensione (5), tanto per dire le cose più evidenti .

Si andrà avanti di questo passo, con la ferma intenzione di deregolamentare (liberalizzare dicono i media) i settori che vengono considerati troppo “bloccati”.
Credo quindi che sia necessario tenere sotto controllo questo processo e mettere in evidenza i passaggi cruciali che definiranno il quadro finale.
Le due linee d’azione da tenere sotto controllo sono quindi:

  1. vendita di asset pubblici;
  2. cambiamento del quadro normativo.

Il quadro finale prenderà forma con piccole e grandi manovre di questo tipo.

(1) http://www.japantoday.com/category/poli ... e-politics
(2) http://www.lettera43.it/cronaca/37063/d ... _breve.htm
(3) http://www.corriere.it/cronache/12_genn ... b376.shtml
(4) http://www.camera.it/465?area=1&tema=49 ... stituzione
(5) http://www.inpdap.gov.it/wps/wcm/connec ... 19_01_2012

 

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