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I mercati e gli umori di chi li controlla PDF Stampa E-mail
Scritto da Domenico D'Amico   

Si sente sempre parlare di mercati e della loro reazione alle manovre dei Governi etc. Ma quando parliamo di mercati riferendoci a chi compra i titoli di Stato, faremmo bene a capire chi sono queste "entità" che decidono se e a che prezzo comprare i titoli di Stato.

Perché il MERCATO PRIMARIO DEI TITOLI DI STATO non è accessibile a tutti: solo gli investitori istituzionali e in special modo gli SPECIALISTI IN TITOLI DI STATO possono accedere a quel mercato, non il piccolo investitore.

Gli Specialisti in titoli di Stato sono paragonabili a dei grossisti, che vanno ai mercati generali, con la differenza che sono molto grandi e fanno spesso la voce grossa verso chi “vende” (gli Stati sovrani).
Quindi, nel caso del mercato dei titoli italiani, i famigerati mercati coincidono (sostanzialmente) con la lista degli Specialisti in titoli di Stato che è pubblicata sul sito web del Ministero del Tesoro (1).

E' una lista di 20 nomi:

Banca IMI SpA
Barclays Bank PLC
BNP Paribas
Citigroup Global Markets Ltd.
Commerzbank AG
Crédit Agricole Corp. Inv. Bank
Credit Suisse Securities (Europe) Ltd.
Deutsche Bank AG
Goldman Sachs Int. Bank
HSBC France
ING Bank N.V.
JP Morgan Securities Ltd.
Merryl Lynch
Monte dei Paschi di Siena SpA
Morgan Stanley & CO Int. PLC
Nomura Int. PLC
Royal Bank of Scotland PLC
Société Générale Inv. Banking
UBS Ltd
Unicredit Bank AG


Una lista di nomi ben precisa, quindi.
I mercati dei titoli di Stato non sono entità astratte, ma hanno un nome e un cognome. Questa semplice informazione non si trova facilmente nei media nazionali; bisogna indagare e svelare l'ovvio per capire veramente le cose. Andiamo avanti.

Gli stessi nomi li ritroviamo poi pubblicati come protagonisti di uno studio dell’Università ETH di Zurigo (2) in Svizzera, (studio svolto peraltro da due ricercatori italiani); importantissimo perché mette in evidenza, senza dietrologie, ma con la fredda verità dei numeri e delle statistiche, che l’economia reale ricade, nella quantità del 40% sotto il controllo del sistema bancario e finanziario.

In due parole: lo studio dimostra che un gruppo ristretto di 147 multinazionali controlla gran parte di un gruppo molto più ampio composto da migliaia di multinazionali. Lo studio chiama queste 147 multinazionali le “Super Corporation” e di queste il 75% sono istituti bancari-finanziari.

Qui sotto le prime 50 della lista.

1. Barclays plc
2. Capital Group Companies Inc
3. FMR Corporation
4. AXA
5. State Street Corporation
6. JP Morgan Chase & Co
7. Legal & General Group plc
8. Vanguard Group Inc
9. UBS AG
10. Merrill Lynch & Co Inc
11. Wellington Management Co LLP
12. Deutsche Bank AG
13. Franklin Resources Inc
14. Credit Suisse Group
15. Walton Enterprises LLC
16. Bank of New York Mellon Corp
17. Natixis
18. Goldman Sachs Group Inc
19. T Rowe Price Group Inc
20. Legg Mason Inc
21. Morgan Stanley
22. Mitsubishi UFJ Financial Group Inc
23. Northern Trust Corporation
24. Société Générale
25. Bank of America Corporation
26. Lloyds TSB Group plc
27. Invesco plc
28. Allianz SE 29. TIAA
30. Old Mutual Public Limited Company
31. Aviva plc
32. Schroders plc
33. Dodge & Cox
34. Lehman Brothers Holdings Inc*
35. Sun Life Financial Inc
36. Standard Life plc
37. CNCE
38. Nomura Holdings Inc
39. The Depository Trust Company
40. Massachusetts Mutual Life Insurance
41. ING Groep NV
42. Brandes Investment Partners LP
43. Unicredito Italiano SPA
44. Deposit Insurance Corporation of Japan
45. Vereniging Aegon
46. BNP Paribas
47. Affiliated Managers Group Inc
48. Resona Holdings Inc
49. Capital Group International Inc
50. China Petrochemical Group Company

*mentre si svolgeva lo studio, Lehman Brother era ancora “in vita”.

Come potete notare in questa seconda lista sono compresi quasi tutti i nomi della prima lista.

C’è un particolare importante da segnalare: la ricerca dell' ETH focalizza la sua "attenzione scientifica" sugli incroci di quote azionarie che attraverso numerosi e complicati passaggi, fanno emergere una situazione di sostanziale controllo da parte delle 147 Super Corporation.

Lo studio svizzero quindi non prende in considerazione la parte legata al debito; molte grandi e grandissime aziende dell’economia “reale” hanno enormi quantità di debito accumulate proprio verso i grandi istituti bancari: possiamo quindi logicamente affermare che i risultati di questa ricerca rappresentano una parte di quota di controllo che il settore bancario ha verso l’economia reale, cui va aggiunta la parte di controllo e/o di influenza generata dal debito.

Facciamo un altro passo: i CDS, i credit default swap.

I CDS sono prodotti finanziari creati per chi si vuole assicurare contro i rischi di default (fallimento) dei soggetti – Stato o grande azienda – che vendono sul mercato le proprie obbligazioni. Sono strumenti finanziari molto complessi, che hanno fatto discutere negli ultimi anni e creato scompiglio, soprattutto per il fatto che sono sostanzialmente fuori da ogni controllo – negoziati come si dice in gergo over-the-counter - e che determinano movimenti anomali nei “mercati”, condizionandone in modo pesante gli andamenti, le valutazioni, le scadenze etc.

L’articolo del sole 24 ore del 23 settembre del 2011 (3) sottolinea senza fraintendimenti che il mercato dei CDS è sotto controllo delle prima 4-5 banche americane. Lo dice il giornale di Confindustria, non un sito di complottisti, quindi dobbiamo ritenere la fonte attendibile. Ovviamente queste 4-5 grandi banche americane fanno parte delle liste lette qualche rigo più su.

Andiamo ancora avanti, prendendo in considerazione un altro elemento che pochi conoscono, ma che negli ultimi anni ha avuto un peso sempre più determinante: parliamo dell’High Frequency Trading, ovvero i sistemi di “trading automatico ad alta frequenza"; si tratta di un sistema basato su continue e numerosissime operazioni di mercato fatte direttamente da mega-computer, che in base a parametri pre-stabiliti, sono capaci di milioni di operazioni al secondo e che incamerano piccolissimi guadagni su ognuna di queste operazioni.

A controllare questi strumenti sono i soliti noti, che quindi hanno in mano un altro potente strumento di condizionamento dei “mercati”. Questo articolo (4) redatto dalla rivista italiana di intelligence (un documento del Sisde) spiega e descrive tutti i meccanismi che governano questo sistema.

La sostanza è che il controllo del trading automatico ad alta frequenza agisce molto pesantemente su tutti i mercati azionari e obbligazionari, che quindi risultano ancora una volta compromessi e influenzati da strumenti che sono nella disponibilità delle solite co-interessenze, che fanno riferimento al mondo bancario e finanziario.

Per finire – dulcis in fundo - alla base di tutto questo, come pietra angolare che incardina tutto il sistema, c’è la moneta-debito, creatura divina del sistema bancario commerciale e istituzionale.

La moneta nasce e muore come debito; attraverso la sua natura di debito, il tasso d’interesse e attraverso la quantità che viene decisa essere necessaria, è in grado di determinare se un certo mercato di beni e servizi debba essere fiorente o fallimentare, se una cerca area geografica debba svilupparsi o meno.

Il debito/credito ha il potere di creare ed ha il potere di distruggere. E questa facoltà è la prima arma a disposizione del sistema bancario e quindi delle più grandi istituzioni bancarie che abbiamo visto essere protagoniste dei mercati dei titoli di Stato, dell’economia reale, del mercato dei CDS, dei movimenti determinati dal trading ad alta frequenza.

Dopo questa esposizione, comprovata da studi scientifici e fonti ufficiali, si può giudicare meglio quando sentiremo parlare dei “mercati” e dei loro umori. Sapremo cioè a chi si sta facendo riferimento.

 


(1) http://www.dt.tesoro.it/export/sites/si ... o_2010.pdf
(2) http://www.plosone.org/article/info%3Ad ... ne.0025995
(3) http://www.ilsole24ore.com/art/commenti ... fromSearch
(3) http://www.ilsole24ore.com/art/finanza- ... d=AanUAoGE
(4) http://www.sisde.it/gnosis/Rivista20.nsf/ServNavig/17

 

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