Privatizzazioni

Come l'economia invade tutti gli aspetti sociali dal governo alle relazioni all'interno e tra le comunità

Privatizzazioni

Messaggioda Bruce » 20/12/2013, 19:44

Un saluto. Mi sapreste spiegare come mai le cosiddette privatizzazioni sono un pericolo per uno Stato? Quali sono i processi di tale fenomeno, quali sono i pro ed i contro, e a chi fa davvero comodo privatizzare aziende. So che in Italia questo fenomeno iniziò nel 1992, e il tutto pare essere collegato a quanto stiamo attualmente vivendo e, soffrendo.

Grazie
Bruce
 
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Re: Privatizzazioni

Messaggioda domenico.damico » 22/12/2013, 12:35

Salve Bruce.

Dico la mia, con una similitudine.

Mettiamo il caso che io abbia contratto un debito di 2 mln di euro.
Che questo debito mi costi circa 80 mila euro l'anno di interessi.

Al contempo, di mio, ho alcune proprietà immobiliari del valore di circa 200mila euro e 5 negozi in centro città che mi rendono abbastanza bene e il cui valore in caso di vendita si aggira attorno ai 100mila euro.

Ora però ho i creditori alle porte, molto interessati ai miei immobili e ai negozi che sono in centro città e hanno molto potenziale non sfruttato. Dicono che devo rientrare del debito e che quindi devo cedergli immobili (quelli di pregio) e i negozi più redditizi, altrimenti saranno costretti ad alzare il tasso d'interesse e andrò a pagare più di 100mila euro all'anno di interessi e loro sanno che non ce la farei.

Alla fine gli cedo quasi tutto, costretto a prezzi di vendita scontati, e mi abbassano il debito a 1 milione e 800mila euro, sul quale continuerò a pagare interessi da 60mila euro l'anno.
Non ho molte altre proprietà, né rendite, né profitti.
Restano poche cose, e le donazioni che mi versano i concittadini ogni anno come vecchia tradizione e per le opere in cui sono impegnato nella città.
Mi hanno risposto che da ora in poi penseranno a tutto loro e che io dovrò solo firmare.
Un No deve salire dal profondo e spaventare quelli del Sì.
I quali si chiederanno cosa non viene apprezzato del loro ottimismo.
Ennio Flaiano
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Re: Privatizzazioni

Messaggioda Andrea Trivelli » 23/12/2013, 0:23

Salve a tutti,
la similitudine di Domenico D'Amico assume un significato tragicamente grottesco se si pensa al motivo a monte dell'indebitamento, ovvero la genesi stessa del valore monetario. Risultato: mi indebito per "esistere" -se non avessi debito non avrei neanche moneta-, con quella moneta debito finanzio dei servizi di pubblica utilità come un entità pubblica, servizi che finiscono per tutta una serie di motivi a costare molto salati alla collettività, e alla fine una volta che il debito è divenuto insostenibile devo cederli ai miei stessi creditori ad un prezzo stracciato. Le mafie, tanto per dirne una, utilizzano lo stesso meccanismo con le piccole imprese private: finanziano, parassitano e alla fine espropriano (con la differenza che mentre le mafie minacciano e usano la violenza per persuadere ad indebitarsi, nessuno stato si rifiuta di indebitarsi con le banche private poiché semplicemente non ha alternative).
Detto questo, direi che il concetto di privatizzazione è più strettamente legato a cosa in cuor nostro intendiamo come stato di diritto. Una volta infatti tolti dall'offerta pubblica (de iure o de facto) tutti i servizi basilari - sanità, istruzione, acqua, nettezza urbana, gestione del patrimonio artistico, pubblica sicurezza etc etc- cosa rimane che renda uno Stato degno di chiamarsi tale? Non rimane soltanto una mostruosa macchina burocratica e "fiscalofaga" che oltre ad essere inutile è pure dannosa?
Bruce, tu citi eventuali vantaggi ma mi pare evidente come per la collettività non ce ne siano. Una delle scuse più frequenti che si sente è che una volta gestito da privati un tal servizio diventerà più efficiente se non conveniente, ma oggi una cosa del genere non può di certo essere vera, visto che ci troviamo stretti in una morsa con da una parte lo Stato che taglia selvaggiamente sull'offerta pubblica con la scusa del debito e dall'altra le società private sempre più drogate di un liberismo sfrenato che sacrifica la qualità per il profitto facile. Altra chimera è che i servizi o le società privatizzate passino perlomeno in mano a privati Italiani (quante volte hai sentito la boiata propagandista "Salviamo il made in Italy"?), poiché il "creditore" sono sempre entità sovranazionali che ormai hanno come unica bandiera quella del mercato globale finanziario. L'unica eccezione che mi viene in mente è giusto per quelle opere d'arte restaurate e/o rivalutate e che altrimenti cadrebbero in pezzi, vista l'incredibile vastità del patrimonio italico e l'effettiva difficoltà di conservazione (ma anche qui: i privati punterebbero ai "pezzi grossi" che attirano più turisti o si accontenterebbero anche solo delle opere secondarie?).
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Re: Privatizzazioni

Messaggioda Vito Zuccato » 18/02/2014, 21:47

Il discorso sulle privatizzazioni rischia spesso di finire e ANZI spesso finisce in "ragionamenti" irrazionali altamente moralistici e pregiudiziali, a volte conditi dal classico nazionalismo "celoduristico", cioè auto-"razzista".
Occorre sgomberare il campo da ogni forma di moralismo irrazionale e concentrare l'analisi sulla GESTIONE reale delle imprese e sull'effetto reale di tale gestione in termini di qualità dei prodotti, qualità/prezzo dei prodotti, trattamenti salariali, qualità della vita sul lavoro e preservamento dell'ambiente (scusate se dimentico qualcosa), a prescindere dal loro assetto proprietario.
Guarda caso vale lo stesso discorso che si fa per l'emissione e la gestione monetaria: NON conta chi è il proprietario dell'istituto bancario (centrale o commerciale) o monetario, ma chi è il proprietario originario (e legittimo) del valore monetario quando viene emessa la moneta e dove viene indirizzata e come viene gestita quest'ultima nel sistema economico.

A PRIMA VISTA, non ha alcun senso mantenere un'azienda di proprietà statale o pubblica se fisiologicamente e/o inerzialmente, a causa di vari motivi, per DECENNI vi si continua a instaurare una dirigenza inetta, incapace e dannosa sia per l'azienda che per la collettività: A PRIMA VISTA, tanto varrebbe che la si vendesse a dei privati che provvederebbero arbitrariamente a inserirci loro amministratori di fiducia, più o meno capaci che siano.
Il problema a questo punto si sposta da un'altra parte: se la classe politica e la burocrazia ministeriale e degli enti pubblici locali NON sono MAI state capaci, o sono state TROPPO POCO capaci, di inserire nelle aziende pubbliche dei dirigenti all'altezza degli standard gestional-produttivi che l'opinione pubblica o chi per essa si aspetta, come si può pensare che le stesse siano capaci di:
1. vendere SEMPRE l'azienda a privati a un prezzo congruo, cioè senza svendite rispetto ai prezzi di mercato stimabili per l'azienda, e
2. vendere SEMPRE l'azienda a privati di alto profilo imprenditoriale sia economicisticamente che umanisticamente, tali da almeno superare il livello della precedente proprietà pubblica
...?
E infatti spesso, ma NON sempre, accade che l'azienda pubblica viene venduta con sconti di favore al privato amico degli amici e quindi para-pubblico e para-mafioso, il quale spesso, ma NON sempre, o gestisce male a sua volta l'azienda o provvede presto a rivenderla per intero o a pezzi a valori di mercato molto più alti o anche ENORMEMENTE più alti del prezzo di acquisto dallo Stato o dagli Enti Locali.
E, come se non bastasse, spessissimo, ma NON sempre, accade che le plusvalenze da rivendita e/o i profitti che questo privato ottiene dall'azienda ex pubblica NON sono di fatto tassabili dallo Stato poiché la società finanziaria del proprietario privato ha sede fiscale all'estero e quasi sempre in Stati a fiscalità e burocrazia pressoché azzerate (nei cosiddetti paradisi fiscali), o comunque sono in parte tassabili soltanto dopo estenuanti battaglie processuali che durano anche decenni.
E ancora: spessissimo, ma NON sempre, accade che l'azienda pubblica in via di privatizzazione operi in regime di monopolio o di oligopolio o avendo la fetta maggiore delle quote di mercato, o peggio ancora operi in un settore di mercato considerato strategico dal punto di vista geopolitico (acqua, alimentari, energia, infrastrutture, trasporti, armamenti, per fare degli esempi), in quest'ultimo caso a patto però che la classe politico-burocratica e gli amministratori da essa designati per l'azienda pubblica siano davvero rappresentanti dei cittadini di un certo territorio o di uno Stato, cioè che COME MINIMO non siano corrotti in varie forme da parte di soggetti pubblici e privati esteri e/o estranei agli interessi di quel territorio/Stato.
Infine, i cosiddetti "liberisti" affermano con fermezza che le regole di mercato del settore privato contribuiscono fisiologicamente a livellare "in alto" lo standard delle prestazioni aziendali private, sia in senso economicistico che umanistico e addirittura SENZA nemmeno avere vincoli di legge pubblica/statale su uno standard minimo: purtroppo ANCHE questo discorso non funziona, in quanto NON c'è alcun vincolo o alcuna dimostrazione logica che garantisce che le leggi intrinseche del settore privato siano fisiologicamente portate a livellarsi "in alto" e da tutti i punti di vista. ANZI. Solitamente accade il contrario, poiché fisiologicamente la beneamata concorrenza tende a essere prima battuta e poi cancellata con acquisizioni e fusioni aziendali sempre più ingenti e su scala mondiale, per cui con la teoria liberista e ancora una volta MORALISTA de "il mercato è bello e lo Stato è brutto" si ha che il monopolio brutto-sporco-cattivo statale o para-statale esce dalla porta e rientra tranquillamente dalla finestra. Un monopolio mondiale (nemmeno nazionale!) di fatto statalista ottenuto da privati e utilizzando le pure leggi di mercato!

In conclusione, direi che ALMENO APPARENTEMENTE c'è una piccola ma FORSE significativa differenza tra un'azienda statale/pubblica mal gestita e piena privilegi e di mafie e un'azienda privata mal gestita o gestita dall'estero facendo soltanto gli interessi dell'estero: che la prima potrebbe essere riformata da una classe dirigente politica all'altezza che venisse eletta da cittadini pienamente consapevoli, mentre nel secondo caso tutto dipende da volontà e capacità arbitrarie di privati.
Dico "FORSE" proprio perché i seguenti due casi:
a) collettività-cittadini-individui consapevoli della realtà economica e di cosa sia il bene comune e la minimizzazione degli svantaggi generali;
b) imprenditore privato economicisticamente di successo e umanisticamente filantropo e filoambientalista;
nel corso della storia che abbiamo finora avuto sono ENTRAMBI o rari o una chimera.

In ogni caso, occorre comunque distinguere tra un'azienda che fornisce un servizio considerato come bene comune di base per la sussistenza (vedi fornitura dell'acqua potabile, su tutto) e un'azienda che offre una merce voluttuaria.
E' preferibile che un'azienda del primo tipo rimanga di proprietà statale/pubblica, perché fornisce un servizio essenziale e a prezzo di costo, senza alcun obbligo di dover fare utili.
Ed è facile da capire che, se un'azienda statale/pubblica fornitrice di servizio essenziale per la collettività, a causa di mafie e clientelismi interni, ha dei costi tali da vendere il suo servizio a prezzi pari o addirittura superiori a quelli di un privato che ha lo scopo statutario di fare utili per sé oppure ha uno standard di fornitura scadente, la VERA sfida sarebbe abbassare i costi o alzare lo standard di fornitura eliminando un po' alla volta le mafie e le clientele interne tramite un processo di controllo retroattivo "democratico" diretto o indiretto (tramite campagne di protesta e sensibilizzazione e/o tramite votazioni locali o nazionali), NON certo la privatizzazione dell'azienda.
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